Austria: 2010, esodo dalla Chiesa

Benedetto XVI e il cardinale Christoph Schönborn

Alessandro Speciale * Jesus n. 2/2011

Nel 2010, un numero record di fedeli ha deciso di lasciare la Chiesa cattolica in Austria. Il dato – atteso e temuto dopo lo scandalo pedofilia – è stato diffuso a inizio gennaio dall’agenzia cattolica Kathpress, sulla base di cifre fornite dalle diocesi. I numeri parlano di 87.393 abbandoni nel 2010 contro i 53.269 del 2009, con un aumento nel corso dei dodici mesi del 64%. Si tratta del dato più alto mai registrato dal 1945. Alla fine dell’anno appena concluso, in Austria si contavano 5 milioni e 450 mila cattolici, su una popolazione di circa 8 milioni, rispetto ai 5 milioni e 530 mila dell’anno precedente, un calo dell’1,4%. Il grosso degli abbandoni sono avvenuti nella prima metà del 2010, mentre infuriava lo scandalo pedofilia, mentre in estate l’emorragia è rallentata, segno che la strategia d’urto adottata dai vescovi austriaci per affrontare la crisi ha funzionato, almeno in parte.

Per l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, anche in Austria la Chiesa si sta trasformando da una Chiesa tradizionale “di appartenenza” a una “per scelta”. «Siamo nel mezzo di una transizione», ha detto il porporato. Ma per Schönborn, anche se lo “tsunami” pedofilia è in parte responsabile per il record di abbandoni, e se è vero che ogni singola persona che lascia provoca un «dolore profondo», le vere ragioni dell’esodo sono più profonde. Gli austriaci fino a oggi sono rimasti cattolici «per pressione sociale e abitudine», mentre adesso chi resta nella Chiesa lo fa consapevolmente. Schönborn spera che anche chi ha lasciato continui a interrogarsi sulla questione Dio e che «la relazione con Dio continui anche dopo che uno è uscito dalla Chiesa. Non ci si può sottrarre al suo amore». Il cardinale ha anche citato uno studio, non ancora pubblicato, del teologo Paul Zulehner, secondo cui il 44% di coloro che hanno fatto l’abiura hanno pensato seriamente a rientrare nella Chiesa. Monsignor Egon Kapellari, vescovo di Graz, ha ricordato la necessità di «rispettare queste decisioni », nella speranza però che le persone si riavvicinino alla Chiesa.

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